MESSAGGI ELETTORALI
7 - Innovazione tecnologica
Un contributo fondamentale al recupero delle risorse e alla semplificazione amministrativa è rappresentato dall’estensivo uso di tutte le più moderne tecnologie nel campo delle telecomunicazioni, dell’informatica e dell’automazione. Ma questo recupero è fortemente ostacolato dalla politica che lo vede come un processo che smaschera sia l’inefficienza della sua conduzione, sia l’abituale nepotismo nell’area delle risorse umane.
La colpevole mancanza di piani di sviluppo organici, di adeguata formazione, di valorizzazione del merito, conduce a vanificare ogni beneficio delle nuove tecnologie, perché neanche una Ferrari potrà mai camminare se guidata da un non vedente.
Non parliamo poi degli ostacoli frapposti all’uso dell’automazione per attuare sistemi di valutazione diretta e tempestiva da parte dell’utenza, perché in un paese teoricamente democratico come il nostro, dare peso al consenso del pubblico, sarebbe politicamente scorretto.
Ma poiché i benefici non sono discutibili, anche in questo caso, sarà necessario ingaggiare una lunga lotta che, con il tempo riuscirà a mettere nell’angolo questi oppositori. Basti pensare ai sistemi di telesorveglianza cittadina e aziendale, fortemente ostacolati dalla politica e dai sindacati , paladini in mala fede della privacy, che oggi sono largamente diffusi e la loro estensione aumenta, avendo accertato la loro utilità nel risolvere i vari delitti alle cose e alle persone.
Questa lotta si vince con gradualità, erodendo gli spazi di clientelismo, utilizzando le risorse recuperate per ulteriori innovazioni, catturando la simpatia e l’approvazione del pubblico, beneficiario delle innovazioni e delle semplificazioni.
Queste semplificazioni producono benefici monetari immediati a tutti ,e possono benissimo sostituire le incentivazioni monetarie distribuite a pioggia, principali fonti della malapolitica , e che hanno nascosto incredibili truffe sotto il pretesto dello sviluppo industriale e dell’innovazione.
Alcune cifre possono dare la percezione della reale consistenza di questo fenomeno perverso e dannoso per tutti.
La Guardia di Finanza nel Lazio , nel 2007 ha accertato percezioni indebite delle incentivazioni industriali per 16,6 milioni di euro che rappresentano il doppio di quelle accertate nel 2006 di circa 7 milioni, e nel 2005 di circa 5 milioni. Se il malcostume ogni anno circa raddoppia, è evidente che il meccanismo distributivo e di controllo non funziona, e va revisionato completamente.In Roma e provincia sono state 92 le imprese sotto inchiesta nel triennio 2005-2007 che hanno truffato fondi comunitari stanziati in base alla legge 488/92.Cioè si è passati dalle 27 aziende del 2005 al totale detto con un fenomeno crescente.
Un esempio tipico di un settore che avrebbe dovuto promettere sviluppo e innovazione e quello dell’agriturismo , e che invece è diventato l’affare degli agriturismo-fantasma. Le incentivazioni finanziarie concesse sono ottenute dando ospitalità in alloggi o spazi-campeggio e organizzando attività ricreative o sportive, ma spesso il finanziamento ottenuto serve solo per la ristrutturazione di un casolare ad uso privato.
Quindi è meglio sostituire a questo tipo d’incentivazioni altri tipi, non monetari ma funzionali ,che abbattano drasticamente le spese degli investimenti iniziali anche in misura maggiore di oggi, e liberino risorse da reinvestire.
La colpevole mancanza di piani di sviluppo organici nell’amministrazione del Come di Roma e di altri enti locali è data ad esempio dall’introduzione della carta elettronica d’identità nel Comune di Roma e in Italia. La carta d’identità elettronica (CIE) era già stata avviata nel Comune di Roma dal 1995 (è stato uno degli ultimi studi di fattibilità da me personalmente seguiti, e del quale non si è tenuto conto), e rilanciata nel 1997 dalla legge Bassanini, ma è caduta nel dimenticatoio. Nel 2001 fu detto che in Italia almeno 30 milioni di cittadini dovevano averla in tasca, e invece oggi ne sono in circolazione solo alcune centinaia di migliaia.
Sebbene nel 2000 un decreto ministeriale abbia definito anche le regole tecniche e di sicurezza, nonostante non vi siano stati rilevanti problemi tecnici, la burocrazia l’ha bloccata perché doveva essere risolto il dilemma se detta carta doveva essere utilizzata per tutti i servizi digitali erogati o mantenere i vecchi strumenti e considerarla solo un documento identificativo.
Tra le due opzioni, la più logica sarebbe stata di avere una carta potenzialmente disponibile ad accogliere gradualmente i vari servizi, e partendo subito come documento identificativo, addizionare le funzioni via via disponibili. Ma invece si è scelta volutamente l’opzione del tutto e subito, consapevoli che fosse impercorribile, e il risultato è stato tutto e niente.
Nessuno si è reso conto delle logiche conseguenze che sarebbero nate da un utilizzo immediato di tanti servizi contemporaneamente, come il controllo agli accessi da parte del Ministero degli Interni, l’integrazione di tutti gli archivi anagrafici e altri, la stampa demandata al Poligrafico, già oberato di altri compiti, l’eliminazione delle carte già esistenti e differenti, la distribuzione dei relativi apparati di lettura etc. ma l’ostacolo maggiore e non confessato è il confronto di efficienza dei vari comuni e la ricollocazione del personale che sarebbe diventato in esubero, perché non si era mai pensato ad una sua graduale e razionale riqualificazione. Ancora una volta dunque la burocrazia ha difeso tenacemente le sue posizioni davanti ai vantaggi dell’automazione per i cittadini.
E’ dunque indispensabile che nel Comune di Roma sia creato un centro di sviluppo dei progetti innovativi alle dirette dipendenze del sindaco e con pieni poteri di riorganizzazione di determinati settori, alimentato dalle risorse recuperate e documentate e che provveda anche alla qualificazione dello stesso personale comunale che gestisce le innovazioni.
Ma l’innovazione tecnologica viene anche combattuta evitando la fuga dei cervelli all’estero e creando le condizioni ideali per il loro sviluppo e per quello di tutte le attività indotte.
Il Comune di Roma potrebbe anche lui essere motore e sponsor di questo ,creando un modello del tutto nuovo di villaggio universitario, cioè di città tecnologica nella citta, mediante una stretta co-abitazione di studenti e professori e di ricercatori ed imprese in una struttura internazionalmente appetibile, che consenta ad ateneo ed imprese di lavorare insieme , secondo un modello che già all’estero è in via di creazione.
Un modello che diventi motore di sviluppo per l’intera città, dotato di specifiche facoltà, spazi produttivi,,uffici, laboratori, centri di ricerca aziendali e istituzionali, un quartiere residenziale con spazi per la cultura e per lo sport. Qualcosa di simile , che il nuovo Auditorium di Roma, oggi svolge come centro di cultura universale.
Progetti analoghi sono già allo studio a Genova con il Polo Tecnologico Scientifico di Genova-Erzelli. A Milano analogo progetto per trasformare il Politecnico al quartiere Bovisa, in un centro di eccellenza della scienza. Stesso discorso è in sviluppo a Torino nell’area dell’ ex- Italgas ove si sta creando una cittadella della ricerca , ove ateneo e imprese lavoreranno insieme nella didattica e sulla ricerca applicativa .
All’estero realizzazioni simili sono ad Abuja in Nigeria, a Barcellona in Spagna, negli Stati Uniti la Columbia University ha affidato a Renzo Piano la realizzazione del campus Manhattanville di 8 ettari con una spesa di 7,4 miliardi di dollari.
Il Comune di Roma deve aiutare al massimo tutte le iniziative locali che si dovessero realizzare a questo fine, per dare anche una immagine di civile progresso ad una città che in questo campo non può essere seconda a nessuno.
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