SCHEDE ARGOMENTI ELETTORALI - Seconda parte
6 - Ambiente-Energia
E’ ormai inevitabile che il tema energia sia strettamente legato al tema ambiente in quanto ogni sistema di produzione dell’energia è accompagnato da emissioni di rifiuti solidi o gassosi che incidono negativamente sull’ambiente.
Tutto questo è ancora più rilevante quando è interessata una metropoli come Roma, ed è pertanto indispensabile che vengano incoraggiati al massimo sia sistemi di produzione energetica senza scorie, sia sistemi di depurazione e di eliminazione dei rifiuti di ogni genere che mantengano l’equilibrio ecologico della città.
La proposta è di produrre energia mediante impianti solari disseminati in tutta la città. Il piano deve prevedere l’installazione su ogni edificio di un adeguato impianto solare, dimensionato in modo da fornire l’energia media necessaria agli utenti dell’edificio stesso, in modo che questo non solo sia indipendente dalla rete esterna, ma nei periodi di bassa richiesta possa fornire il surplus di energia all’esterno.
Tutti gli impianti dovrebbero essere progettati, installati e mantenuti dalle principali società attualmente erogatrici (ACEA,ENI, etc.) e le spese d’investimento sarebbero inizialmente a loro carico. Il rientro economico dovrebbe avvenire in parte mantenendo per un periodo limitato le attuali bollette dei servizi, in parte mediante l’utile della vendita dell’energia surplus, in parte dagli incentivi ecologici concessi dallo stato ai produttori di energia pulita e quelli erogati dalla Comunità Europea. A fine periodo di ammortamento per gli utenti si avrebbe il consumo a costo zero, salvo una modesta quota per la manutenzione, gestita sempre dalle medesime società installatrici.
Ove non fosse possibile l’installazione dei pannelli solari o dove la convenienza non esistesse, dovrebbero essere progettati e installati sistemi di produzione di energia geotermica con il sistema a pompa di calore, realizzati e finanziati allo stesso modo.
Considerando che il settore residenziale è responsabile di circa il 26% delle emissioni totali di CO.2 per la città di Roma (cioè 4 milioni di tonnellate/anno), nell’ambito dei tempi realizzativi del progetto sopra esposti questo tipo di emissione dovrebbe quasi annullarsi.
Ma è possibile anche attuare politiche aggiuntive che riducano ulteriormente le emissioni nocive attuando una sistematica opera di rimboschimento di tutte le aree urbane e periferiche con appezzamenti di terreno incolti ed abbandonati.
Oggi la situazione forestale di Roma permette di assorbire la quasi totalità delle emissioni industriali di CO.2 pari a 300.000 tonnellate e corrispondente a circa il 3% delle missioni totali. Raddoppiando la superficie boschiva, potrebbero essere assorbite almeno il 6% delle emissioni.
Un ulteriore contributo al miglioramento dell’ambuente cittadino è la decisione di trattare i rifiuti urbani o negli inceneritori o mediante sistemi di riciclaggio a freddo dei materiali, sistemi già operanti con successo ad es. nel Veneto.
Poiché oggi i rifiuti urbani in discarica sono responsabili almeno dell’11% del totale delle missioni nocive, evitando definitivamente il sistema delle discariche si otterrebbe un ulteriore vantaggio che, in totale, ridurrebbe le emissioni nocive del 43% circa. Occorre osservare che le attuali discariche, come quella di Malagrotta, non solo creano problemi sanitari non indifferenti, ma sono delle vere bombe ecologiche perchè nel tempo tenderanno inevitabilmente a mantenere inquinata e non utilizzabile tutta la zona. Sarebbe infatti pericolosa ogni coltivazione che si nutrisse dei materiali della discarica.
Da notare che tutto questo non solo si otterrebbe con soluzioni stabili, ma i costi potrebbero essere ridottissimi se non nulli o profittevoli per talune forme di gestione. Quanto detto è parzialmente contenuto nel progetto Eurispes 2008 per Roma il cui costo è di 2.285.250 euro, e finanziato con il contributo comunitario di 1.085.125 euro pari al 47, 5 % del costo totale.
Le conclusioni porterebbero ad attuare le seguenti linee guida :
a) Incentivazione della raccolta differenziata mediante riduzione della tassa rifiuti alle aree dei municipi più virtuose.
b) Abbandono definitivo del sistema dell’utilizzo delle discariche
c) Uso sistematico degli inceneritori e dei sistemi di recupero dei materiali a freddo.
d) Distribuzione locale di tutte le economie di scala e i benefici occupazionali derivanti dagli impianti.
e) Valutazione della possibilità di recupero parziale anche delle aree oggi occupate dalle discariche.
f) Eliminazone delle fasce orarie e dei blocchi del traffico urbani.
7 - Innovazione tecnologica
Un contributo fondamentale al recupero delle risorse e alla semplificazione amministrativa è rappresentato dall’estensivo uso di tutte le più moderne tecnologie nel campo delle telecomunicazioni, dell’informatica e dell’automazione che deve essere non solo reso disponibile a costi decisamente incoraggianti ma essere dotato della più completa assistenza al loro uso anche alle persone disabili o parzialmente abili.
L’uso dell’automazione deve prevedere anche la diffusione dei sistemi di valutazione della soddisfazione dell’utenza e della tempestiva segnalazione di ogni malfunzionamento e ove indispensabile l’uso diffuso di sistemi di sorveglianza.
Le risorse necessarie devono essere ottenute dalla graduale semplificazione degli attuali adempimenti che devono sostituire le incentivazioni monetarie distribuite a pioggia, spesso in modo clientelare, e che hanno nascosto spesso incredibili truffe sotto la falsa motivazione dello sviluppo industriale e dell’innovazione tecnologica.
Alcune cifre possono dare la percezione di questo fenomeno perverso e dannoso per tutti.
La Guardia di Finanza nel Lazio ha accertato, nel 2007, percezioni indebite delle incentivazioni industriali per 16,6 milioni di euro che rappresentano il doppio di quelle accertate nel 2006 di circa 7 milioni e nel 2005 di circa 5 milioni. Se il malcostume raddoppia circa ogni anno, è evidente che il meccanismo distributivo e di controllo non funziona, e va revisionato completamente. In Roma e provincia sono state 92 le imprese sotto inchiesta nel triennio 2005-2007 che hanno truffato fondi comunitari stanziati in base alla legge 488/92. Cioè si è passati dalle 27 aziende del 2005 al totale detto con un fenomeno crescente.
Un esempio tipico di un settore che avrebbe dovuto promettere sviluppo e innovazione e quello dell’agriturismo e che, invece, è diventato l’affare degli agriturismo-fantasma. Le incentivazioni finanziarie concesse sono ottenute dando ospitalità in alloggi o spazi-campeggio e organizzando attività ricreative o sportive, ma spesso il finanziamento ottenuto serve solo per la ristrutturazione di un casolare ad uso privato.
Quindi è meglio sostituire a questo tipo d’incentivazioni altri tipi, non monetari ma funzionali, che abbattano drasticamente le spese degli investimenti iniziali anche in misura maggiore di oggi.
Un particolare aspetto rappresenta lo sviluppo della ricerca pura e applicata a Roma. La Provincia di Roma ha presentato il piano strategico 2007-2013 per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo, formulato attraverso i risultati dello studio DIAMOND condotto dall’assessorato in cooperazione con l’Università di Tor Vergata, che si richiama al 7° Programma Quadro di Ricerca della Comunità Europea.
Questo progetto ha avuto una durata biennale, terminato nel 2006, ed ha prodotto un modello d’intervento strategico. Sono stati individuati i campioni d’indagine, analizzate le possibilità di trasferimento tecnologico e di aziende, etc. Cioè è stata fatta una grande analisi, pagata, ma nulla si dice sui risultati concreti ottenuti sia in termini d’insediamenti, sia in termini di obiettivi che sono stati deludenti e affidati ai noti carrozzoni delle Università, del CNR e degli Enti di Ricerca pubblici esistenti da decenni, ma sempre con risultati discutibili.
Occorre semplificare al massimo le norme d’insediamento da parte di operatori esteri soprattutto per la ricerca pura, lasciando libertà di selezione per l’utilizzo della ricerca applicata direttamente al mercato internazionale. Occorre eliminare tutte le strutture di ricerca pubblica che non hanno dato risultati concreti. Con le risorse recuperate occorre aumentare le retribuzioni dei ricercatori impegnati in progetti seri e utili.
8 - Bilancio Comunale
L’affidabilità finanziaria del Comune di Roma è in discussione per l’incertezza esistente sulle future strategie finanziarie e per la crescita, del già notevole livello d’indebitamento, legato ai progetti d’investimento delle infrastrutture. Le stime attuali dicono che l’indebitamento nel 2011 potrebbe superare i 9 miliardi di euro e già nel 2007 è previsto un indebitamento di 6,7 miliardi, mentre nel 2001 il totale dei debiti ammontava a 6,1 miliardi, cioè prima della elezione di Veltroni. L’importo degli investimenti negli ultimi anni ammonta a 21 miliardi di euro.
Se questi investimenti si dovessero realizzare, come ad esempio quelli del Policlinico Umberto 1° che dovevano iniziare il 15 febbraio e che non solo non sono cominciati, ma lo stesso direttore generale Montaguti ha ammesso di aver sbagliato i conti, e quindi attende ricorsi delle ditte, anche queste intenzioni sarebbero solo sogni.
Sulla base di queste previsioni gli analisti finanziari hanno rivisto al ribasso le valutazioni sia sul bilancio Comunale che su quello dell’ATAC.
Tra le spese singolari e non certo urgenti del bilancio del Comune figurano 55 mila euro per i viaggi della memoria riservati agli studenti per gite scolastiche ad Auschwitz, alle foibe, etc. Altri 200 mila euro sono stati stanziati per l’Osservatorio comunale sulla sicurezza del lavoro, inoltre il bilancio per reperire fondi prevede il rincaro delle tariffe AMA contro i cittadini, giustificati non solo dalle nuove spese, ma anche destinati a coprire un conguaglio degli anni precedenti.
Il problema comunque è sempre lo stesso: il ripianamento dei conti si intende ottenere sempre o con nuovi debiti o aumentando il carico sui cittadini, in un bilancio di spese sempre crescenti, mai compensandole con riduzione degli sprechi, mai puntando all’equilibrio stabile tra costi e ricavi.
E questi sprechi esistono e sono ampiamente documentati dalla Corte dei Conti, come gli stipendi gonfiati dei consiglieri municipali, le perdite gestionali, le irregolarità nella fornitura di appalti e servizi. Tra le citazioni emesse dai magistrati basta ricordare quelle per 129.000 al IV municipio, per 24.000 all’ XI, per 20.700 al XII, per 2.334.00 euro per il Comune nei riguardi del solo Palaexpò. I danni per le forniture di appalto e servizi ammontano a 138.450.226 euro e la magistratura è riuscita a recuperare fino ad oggi la somma di 2.260.033 euro. Quindi i soldi ci sono senza spremere i cittadini.
9 - Traffico (serve un cambio di rotta)
I principali problemi del traffico coinvolgono la vita di tutta la popolazione e sono un costo costante e generalizzato di tutti.
Per snellire il traffico è necessario usare al massimo i mezzi pubblici incentivandone l’uso con il biglietto gratuito in determinate fasce orarie di maggiore pesantezza degli spostamenti. La spesa corrispondente va distribuita su tutta la popolazione.
Deve essere vietata, mediante rimozione, la sosta di qualunque veicolo sui marciapiedi che ostacoli l’uso ai cittadini, ne metta in pericolo l’incolumità e danneggi i manufatti. Basti pensare alla difficoltà di guidare un carrozzina per i bambini o all'impossibilità per i disabili e non vedenti di muoversi, per comprendere la gravità della situazione. Eppure siamo arrivati all’assurdo che il Comandante del 1° Gruppo della Polizia Municipale, Carlo Buttarelli, sta studiando un piano per trasformare alcuni tratti di strada riservata ai pedoni per accogliere i parcheggi dei motorini e questo almeno in 27 piazze del centro. Questo provvedimento sarebbe giustificato dall’art.158 del Codice della strada. Non vorremmo che si arrivasse a mettere un ticket per far entrare i pedoni in zone limitate al traffico.
Sono 800.000 i motorini che giornalmente affluiscono verso il centro di Roma e sono circa un milione e mezzo le auto che nonostante le limitazioni di traffico di ogni genere e i permessi limitati si riversano allo stesso modo. Il problema non va risolto con l’istituzione di categorie privilegiate, che vengono sempre aggirate con trucchi, con falsi permessi per invalidi, medici, etc. anche perchè si è ormai accertato che ogni giorno la situazione peggiora e qualsiasi norma restrittiva non servirebbe a nulla. Prima non si trovava parcheggio per le auto e molti sono ricorsi ai motorini; oggi non si trova parcheggio per questi, quindi è solo sulle modalità dei flussi di traffico e non sui mezzi che si deve agire.
Occorre potenziare i mezzi pubblici riducendo i tempi di attesa alle fermate e ove necessario usare mezzi più piccoli che possono circolare meglio nelle strade anguste del centro. Ogni sforzo dunque deve essere teso a limitare spontaneamente la convenienza da parte del pubblico ad usare mezzi propri, senza azioni coercitive che non servono che a creare ulteriori problemi.
Occorre studiare i flussi attuali prevalenti di traffico per facilitare il policentrismo della città, in modo da limitare gli spostamenti essenziali a piedi e di conseguenza eliminare tutti blocchi del traffico, le zone a circolazione limitata e i balzelli e pedaggi, puntando sulla convenienza del pubblico ad adottare altre soluzioni.
Altre soluzioni che, nell’ambito dei parcheggi, risolverebbe anche il problema dell’abusivismo. Abusivi che, ad esempio, nonostante le strisce blu, fanno da padroni sui quattrocento posti auto del parcheggio della città giudiziaria, nella zona di Piazzale Clodio. A Largo Livatino si è costretti a pagare il pizzo ad un pugno di abusivi che si sono impossessati stabilmente di pezzi del parcheggio, nonostante esistano le strisce blu, ma paradossalmente i parchimetri non sono mai stati installati, e guai a non pagare a questi individui il pizzo anticipato. Naturalmente di vigili e vigilini neanche l’ombra.
E poi questa illegalità sfocia sovente in vere e proprie estorsioni, aggressioni, minacce, auto rigate, specchietti divelti, tergicristalli danneggiati, e questo accade ovunque: alla Stazione Termini, a S.Lorenzo, a piazza Fiume, a viale Parioli, all’Eur, a Testaccio e sempre il pizzo viene preteso, anche quando esistono le strisce blu e si è pagato il parcometro. Ogni abusivo riesce ad estorcere così più di 100 euro al giorno.
La legalità e la sicurezza si comincia a rispettare anche partendo in modo serio da questi episodi che non devono avvenire.
10 - Edilizia Pubblica
Il problema dell’edilizia pubblica e in particolare dell’ATER cioè dell’Azienda Territoriale della Edilizia Residenziale non potrà mai avviarsi a soluzione, cioè a fornire alloggi pubblici a prezzi ragionevoli perché il sistema fino ad oggi usato non è stato efficace, ma anzi ha condotto la stessa ATER ad un indebitamento pauroso, oltre alla continua scoperta di sprechi e di illegalità.
I debiti dell’ATER sono arrivati a 1,4 miliardi di euro, in gran parte concentrati sull’IACP di Roma e la gestione è inefficiente, i canoni di locazione sono troppo bassi e le norme vlgenti sono paradossali, in quanto proprio per i canoni ridicoli, l’azienda deve pagare di ICI più di quanto incassa dagli affitti, senza contare i costi della manutenzione ordinaria e straordinaria.
L’ATER deve gestire 92.000 alloggi per lo più dislocati a Roma e provincia, il canone pagato da 13.000 famiglie non supera i 7,5 euro mensili e il 35% dei canoni di affitto non sono nemmeno riscossi, i ricavi effettivi annui sono di circa 85 milioni di euro anno, cioè una media di 77 euro di affitto mensile per alloggio.
Per risolvere questa situazione è indispensabile che gli inquilini siano messi nelle condizioni di essere proprietari del proprio alloggio accendendo un mutuo che sia coperto dai contributi previdenziali, che ciascun affittuario paga per le sue attività. In questo modo si avrebbero i seguenti vantaggi:
1. Tutti gli inquilini diverrebbero proprietari dell’alloggio senza pagare nulla.
2. Alla fine del mutuo la loro quota previdenziale sarebbe ben più garantita da qualunque tipo di pensione.
3. L’ATER con i ricavi dei mutui avrebbe risorse per costruire nuovi alloggi da assegnare allo stesso modo.
In altri termini si metterebbe in modo un circolo virtuoso che risolverebbe sia i problemi dei cittadini che quelli dell’amministrazione pubblica.
In sostanza si passerebbe da tutti inquilini a tutti proprietari, attuando anche una automatica riqualificazione degli alloggi.
Per quanto riguarda il contrastato Piano Regolatore è stato approvato il 23 febbraio 2008, senza nemmeno l’unanimità dei consiglieri della maggioranza e con l’artificio di rimandare al nuovo consiglio comunale la discussione sulle eventuali varianti.
La preoccupazione di approvare tale piano prima della chiusura del mandato non ha permesso di approfondire e migliorare tale piano nei seguenti punti:
1. non sono chiare e definite le aree destinate alle nuove edificazioni popolari e mancano le necessarie indicazioni per il loro collegamento ed i servizi necessari per la loro autonomia. Indispensabili sono i vincoli di edificazione da attuare prima che le infrastrutture e i servizi siano stati completati.
2. non sono definite le aree di rimboschimento per assicurare aree verdi e sistemi naturali di depurazione dell’ambiente
3. non è stato accompagnato da un piano congruente generale dei flussi di traffico e dei relativi strumenti di assorbimento.
E’ evidente che questo piano avrà bisogno di una razionale revisione e completamento, per non ripetere gli errori che hanno portato ovunque a Roma quartieri poco vivibili.
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